Le eccellenze siciliane in Svezia L’idea del palermitano Aldo Aimo

8 luglio 2017

Poche chiacchiere e tanto lavoro per il giovane palermitano Aldo Aimo, che un paio di anni fa ha deciso di aprire a Norrköping, in Svezia, un’azienda che importa solo le eccellenze siciliane. Alla ‘Aldo Aimo Quality Supplier Inc.’ arrivano prodotti rigorosamente selezionati.

Aldo Aimo

La storia di Aldo è segnata dalla determinazione. “Il mio è stato un percorso un po’ particolare – racconta l’imprenditore – ma del quale non mi vergogno. Sono emigrato tanti anni fa in Svezia, non dico con la classica valigia di cartone ma quasi, presi la decisione di andare via dalla Sicilia per motivi che anche oggi sembrano ovvi. Non conoscevo nessuno lì, in Italia lavoravo per una grande multinazionale poi con la crisi nel 2008 presi la decisione di partire. Ci vidi un po’ lungo e considerai la possibilità di andare via e creare un’altra vita. Ho fatto i lavori più umili, anche il lavapiatti, e da lì ho cominciato con altri impieghi. Messi i soldi da parte mi è venuta l’idea di aprire la mia azienda”.

Facciamoci raccontare direttamente da Aldo Aimo in cosa consiste il suo lavoro.

Come è nata l’idea di creare in Svezia un’azienda che esporti prodotti agroalimentari siciliani e italiani di origine controllata?

“Quello che manca qui con tutti i flussi migratori che ci sono è il controllo della qualità, c’è lo sciacallaggio del prodotto che invece va seguito. Se io devo parlare di un prodotto ad un cliente devo spiegare il percorso che lo riguarda e che giustifica il prezzo elevato. Non basta semplicemente vendere ma bisogna lavorare con continuità. Sapevo che sarebbe stata una sfida impegnativa, a volte è come lottare contro un mulino a vento, è massacrante ma alla fine dà soddisfazioni. Per anni sono andato avanti solo a sacrifici, senza vedere un guadagno, adesso ho un bel fatturato ma ne risente la vita privata. In Svezia le tasse sono molto alte (anche se meno che in Italia) quindi ci ho pensato tanto prima di lanciarmi con la mia azienda, ma quando ho aperto non volevo fare come gli altri importatori che lavorano da anni qui. Prima devi avere idee chiare, formulare un business plan, cercare finanziamenti per acquistare merce e creare rapporti di fiducia”.

Tu vai personalmente nelle aziende produttrici per selezionare i prodotti che ritieni migliori. Raccontaci brevemente come funziona il tuo lavoro.

“Io vado direttamente al produttore. Generalmente fisso un appuntamento in Sicilia, prendo casa e vedo come lavorano. Ho fatto così, per esempio, con la famiglia Avola che produce olio Furgentini. Il controllo è fondamentale, io guardo tutto, anche l’etichetta perché del prodotto fanno parte pure quelle piccole cose che sembrano insignificanti e se lo scelgo, voglio esattamente quello. È importante anche il discorso logistico cioè fare arrivare il prodotto intatto in Svezia, non deve essere alterata alcuna forma né esteriore né di qualità e se salta un anello, salta tutto. Quando finisce un prodotto finisce per tutti e si deve riprenotare per l’anno successivo”.

La Svezia è un paese molto lontano dalla Sicilia e i gusti alimentari saranno sicuramente diversi. Quali sono i prodotti più richiesti?

“Importo a livello internazionale, non solo prodotti siciliani. Ho un mio impianto produttivo di spezie ad Agrigento al quale attingo molto. Principalmente importo appunto spezie, olio, formaggi. Il cioccolato di Modica è richiesto da alcuni Chef per ma per piatti caratteristici perché è molto particolare per la sua consistenza granulosa. Ho partecipato ad una Fiera di prodotti tipici sardi con buyer internazionali in cui io rappresentavo la Svezia e dalla Sardegna importo pecorino sardo o pane carasau. Importo anche Mozzarella del Caseificio Roberta, è la prima mozzarella di bufala premiata da una giuria di giudici bendati, o ancora il prosciutto dalla Val d’Aosta. Fuori dall’Italia ho contatti per esempio con la Spagna, importo il pregiatissimo Jamon iberico, esattamente un Pata Negra. È un prosciutto speciale che costa molto perché proviene da cinque o sei maiali allevati in modo particolare, pensa che gli fanno ascoltare musica classica”.

La tua azienda è attiva da circa due anni, che riscontri hai avuto finora? Stai pensando già a qualche novità?

“Il problema che sto affrontando è che a causa della forte immigrazione, che comprende anche molti italiani, non c’è cura per il prodotto. Un prodotto eccellente non puoi venderlo a tutti perché c’è una filiera da seguire, se il prodotto lo dai a tutti perde di valore perché nessuno ‘lo spiega’, non si conosce, non si apprezza e ci si concentra solo sul prezzo. Non ha senso, per esempio, vendere un parmigiano stagionato 24 mesi a chi non ne ha la cultura. Ho cercato di impostare tutto in un determinato modo, mi dicevo ‘Aldo non vedrai frutti adesso ma cerca sempre di lavorare nel giusto e i risultati arriveranno’. L’obiettivo è cercare di far capire perché quel prodotto ha quelle determinate caratteristiche e perché non lo trovi da un altro. Ho creato un ambiente chiuso, lavoro con contratto non posso garantire subito numeri, parto da poco ma con tanta fiducia e alla fine ho sempre gli stessi clienti affezionati”.